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Dalla qualità dell'aria al trasporto pubblico: Anna Donati commenta i risultati di MobilitAria 2026

Dalla qualità dell'aria al trasporto pubblico: Anna Donati commenta i risultati di MobilitAria 2026

MobilitAria 2026, il Rapporto realizzato da Kyoto Club e CNR, fa il punto sulla mobilità urbana e sulla qualità dell'aria nelle 14 principali città metropolitane italiane.

L'edizione di quest'anno restituisce un quadro in chiaroscuro. Si registrano segnali incoraggianti sul fronte della riduzione di alcuni inquinanti atmosferici. Resta forte la dipendenza dall'automobile privata.

Resta ampio il divario rispetto agli obiettivi europei di mobilità sostenibile e decarbonizzazione al 2030.

 

Il Rapporto analizza alcuni indicatori come il trasporto pubblico locale, mobilità attiva, elettrificazione dei veicoli, sicurezza stradale e qualità dell'aria. Mette in evidenza le differenze che caratterizzano il nostro Paese.

Al centro dell'analisi c’è il ruolo delle città, chiamate a guidare la transizione verso modelli di mobilità più efficienti, inclusivi e sostenibili.

Non mancano però le criticità. Il Rapporto richiama l'attenzione su alcune questioni centrali. Tra queste, il sottofinanziamento del trasporto pubblico locale e la necessità di accelerare gli investimenti nelle reti tramviarie, ferroviarie e ciclabili. Un altro tema riguarda il rafforzamento delle Zone a basse emissioni e delle Città 30.

Al tempo stesso, resta aperta la sfida di rendere la mobilità sostenibile realmente accessibile a tutti. Un obiettivo che richiede interventi capaci di contrastare anche il fenomeno della cosiddetta "povertà dei trasporti".

Per approfondire i risultati del Rapporto e comprendere le priorità per le città italiane nei prossimi anni, abbiamo intervistato Anna Donati, coordinatrice del Gruppo di lavoro "Mobilità sostenibile" di Kyoto Club e tra le curatrici di MobilitAria 2026.



Qual è il quadro che emerge da MobilitAria 2026 sullo stato delle città italiane e quali sono i principali risultati del Rapporto?

 

Abbiamo definito il Rapporto 2026 fatto di chiari e scuri. Infatti, con i dati del 2025 l’Italia si conferma uno dei più alti tassi di motorizzazione d’Europa, con valori particolarmente elevati nel Mezzogiorno e nelle Isole.

L’auto privata continua a dominare la mobilità urbana, mentre persistono ritardi nello sviluppo del trasporto pubblico, delle reti ciclabili e della mobilità elettrica.

Restano inoltre forti divari territoriali: alcune città del Centro-Nord mostrano modelli più sostenibili, mentre nel Sud la carenza di alternative rafforza la dipendenza dall’automobile. Sul fronte della qualità dell’aria nel 2025 migliorano i livelli annuali di NO₂ (biossido di azoto) e PM10, ma persistono criticità legate ai superamenti giornalieri di quest’ultimo.

Tutti gli inquinanti considerati nel rapporto ‘Mobilitarla 2026, (NO₂, PM10, PM2,5) sono ancora oltre gli standard OMS e i futuri limiti UE 2030 per quasi tutte le città interessate. Quindi la qualità dell’aria migliora, ma le Direttive sempre più stringenti a tutela della salute, impongono azioni più efficaci e continue sul fronte della riduzione del traffico e per l’elettrificazione dei veicoli.

MobilitAria 2026 indica il trasporto pubblico locale come uno degli strumenti chiave per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità. Quale ruolo sarà chiamato a svolgere nei prossimi anni?

Nelle principali città sono in corso importanti investimenti per nuove reti per il trasporto di massa come reti Tramviarie, Bus Rapid Transit, Metropolitane, ed anche ingenti investimenti per nuovi tram, veicoli per le metro e nuovi autobus elettrici.

Sono investimenti in corso che vengono da lontano, dal ministro Delrio in poi, con risorse pluriennali poi coperte e rilanciate da fondi PNRR che sono in corso di realizzazione e si avviano a conclusione. Quindi ancora non hanno sortito i loro effetti sull’offerta sostenibile di mobilità, che vedremo nei prossimi anni.

 

Ma restano due criticità molto serie che vanno affrontate perché altrimenti i risultati saranno davvero scarsi.

Il primo riguarda i nuovi servizi, che hanno bisogno per crescere che il Fondo Nazionale Trasporti venga progressivamente aumentato: siamo fermi a circa 5,2 miliardi di euro contro i 6 mld del 2010.

Se si sommano tagli, incremento dei costi dell’energia, del carburante, della manutenzione, oggi rispetto al 2020 siamo ad un – 35% di risorse - ha stimato la campagna “Mind the Gap” di Clean Cities e Pendolaria 2026 di Legambiente.

Questo significa che una volta realizzate le nuove reti, se non si interviene non ci saranno le risorse per fare nuovi servizi e per estenderli nei quartieri periferici.

Secondo, se non vogliamo fermare l’estensione delle reti, serve una programmazione degli investimenti futuri, perché i progetti per tradursi in cantieri hanno bisogno di anni di studi, progetti, conferenze dei servizi, autorizzazioni, gare d’appalto.

In questo momento le risorse future decise dal MIT e dal Governo sono pari a zero, nonostante che un bando MIT a cui le principali città hanno partecipato, abbiamo dimostrato esigenze e progetti pari a 18 miliardi di euro per il prossimo decennio.

Tra i temi affrontati troviamo la mobilità attiva, l'elettrificazione e i nuovi modelli di spostamento. Quanto peserà il loro contributo nel percorso verso gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030?

Anche sul fronte delle reti ciclabili le città stanno realizzando gli investimenti su ciclovie urbane e ciclovie turistiche finanziate dal PNRR e che in molti casi derivavano da risorse e progetti degli anni precedenti. Questo unito a policy sui servizi, la sosta delle biciclette, dovrebbe incoraggiare la mobilità attiva ed emissioni zero. 

Nel Rapporto si parla della crescita delle piste ciclabili e la diffusione delle “Città 30”, con una riorganizzazione degli spazi urbani che mette al centro la mobilità attiva pedonale e ciclabile.

Le città su questo fronte stanno dando un notevole impulso, a partire da Bologna con la Città a 30 km o Rimini con la sua riqualificazione del Parco del mare, in cui percorsi ciclabili, percorsi pedonali, verde e spazi conviviali, hanno sostituito asfalto, cemento e sosta per automobili, con un meraviglioso progetto di rigenerazione urbana per residenti e turisti.

Altre azioni comprendono l’estensione delle ZTL e delle aree a basse emissioni, l’elettrificazione del trasporto pubblico e privato, lo sviluppo della logistica urbana sostenibile e misure per contrastare la cosiddetta “povertà dei trasporti” ed i divari tra le diverse parti di città. Dobbiamo puntare ad una mobilità multimodale, in cui venga ridimensionato il ruolo dell’auto ed ampliato quello delle altre modalità sostenibili.

Uno dei temi centrali di questa edizione riguarda i divari nell'offerta di mobilità sostenibile tra le città italiane: quanto incidono oggi queste disuguaglianze sulla qualità della vita dei cittadini?

I divari nell’offerta e nella accessibilità, racconta il rapporto Mobilitaria 2026, si traducono in una grave "povertà dei trasporti" che penalizza oltre 7 milioni di cittadini. Il Paese è spaccato da forti disuguaglianze infrastrutturali, sociali e territoriali nell’accesso a servizi essenziali come lavoro, studio e sanità.

Esistono Divari Territoriali Nord-Sud con una profonda spaccatura nella dotazione e nell'uso del trasporto pubblico locale (TPL), con le città del Centro-Nord che registrano un'offerta e un uso di gran lunga superiori rispetto a quelle del Mezzogiorno. 

Mentre nelle aree metropolitane del Nord-Ovest si superano i 200 passeggeri per abitante, in alcune città del Sud e nelle Isole si scende sotto i 60 passeggeri per abitante, con un'offerta di posti chilometrici fino a quattro volte inferiore.

Ma la mobilità sostenibile non è distribuita equamente all'interno delle stesse singole aree urbane. Esistono anche i divari urbani: quartieri centrali che beneficiano di un'elevata capillarità del trasporto pubblico (circa il 18% di share modale nelle grandi città), mentre le periferie soffrono di una forte carenza di collegamenti, alimentando l'esclusione sociale.

La mancanza di alternative valide all'auto privata impone costi elevati che gravano in modo sproporzionato sulle famiglie a basso reddito, limitando il diritto alla mobilità per anziani, giovani e fasce vulnerabili.

Su questi divari è necessario intervenire con servizi a chiamata dedicati, con interscambi efficaci multimodali, con servizi flessibili, che richiedono investimenti e servizi ma anche forti innovazioni, che le nuove tecnologie consentono rispetto al passato.

Nel suo contributo "Per una carta della mobilità delle donne", lei richiama l'attenzione sulla prospettiva di genere. Perché è importante integrarla nella pianificazione della mobilità urbana?

È importante, perché la mobilità è lo specchio dei nostri comportamenti, esigenze, lavoro, tempo libero e quindi analizzare la mobilità “di genere” è un modo concreto di occuparsi di accessibilità, sicurezza, di spazio pubblico, di libertà delle donne, di servizi.

Da queste riflessioni è nata una riflessione collegiale da un gruppo di esperti ed esperte, su come analizzare i dati e su come incoraggiare una pianificazione “di genere” nell’urbanista, nella mobilità, nei servizi, nello spazio pubblico, per promuovere inclusione e parità.

Da questo percorso è nata una prima Carta della Mobilità delle Donne, per promuovere un pacchetto di azioni concrete per una mobilità più equa, con una serie di proposte ed azioni rivolte ad istituzioni, aziende, politiche tra cui rafforzare la disponibilità di dati disaggregati per genere, per comprendere in modo più accurato i reali modelli di spostamento.

Vanno definiti criteri guida per lo spazio pubblico ispirati ai principi della natural surveillance (vedere ed essere viste) e all’eliminazione delle barriere architettoniche, a beneficio di passeggini, persone con carichi e utenti fragili. Servono servizi innovativi, più flessibili e tariffe dinamiche, o le fermate a richiesta nelle ore notturne. Infine, va promosso il lavoro delle donne nei trasporti, servizi, pianificazione e mobilità, dove sono ancora troppo scarse.

La mobilità non può più essere considerata un servizio neutro, ma deve essere riconosciuta come uno strumento di democrazia e di parità. Progettare una città che funzioni per le donne significa, infatti, progettare una città più sicura e accessibile per tutti: bambini, anziani e per l’intera comunità.

 

Dopo aver curato questa edizione di MobilitAria, quale messaggio si sente di condividere sul futuro della mobilità urbana in Italia?

Mobilitaria 2026 racconta lo sforzo in atto da parte delle città per ridurre traffico, inquinamento e congestione, per promuovere la mobilità sostenibile con il potenziamento del trasporto pubblico, la crescita della mobilità attiva, la riduzione di mortalità ed incidentalità, le innovazioni tecnologiche e di servizio, la multimodalità, l’elettrificazione dei veicoli e servizi.

Ma le città devono essere sostenute in questo sforzo complesso con risorse adeguate, regole snelle, semplificazioni procedurali, investimenti costanti: è quello che chiediamo a Governo e Parlamento, di predisporre misure e risorse adeguate, rimettendo la mobilità urbana al centro dell’agenda nazionale, da cui purtroppo sembra scomparsa.

Dalle parole di Anna Donati emerge che il futuro della mobilità urbana in Italia si gioca sulla capacità di tenere insieme sostenibilità, accessibilità e investimenti.
Sostenibilità, per ridurre traffico, emissioni e congestione. Accessibilità, per garantire a tutti il diritto a spostarsi e superare divari territoriali, sociali e di genere. Investimenti, con risorse adeguate, programmazione e supporto concreto alle città per compiere la transizione.

 

PUBBLICAZIONE

09/07/2026

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