Oltre i confini del reddito, esiste una forma di emarginazione che si misura in percorsi mai effettuati e opportunità svanite a causa di collegamenti pubblici carenti o persino inesistenti. Questa condizione, definita povertà dei trasporti, rappresenta oggi un ostacolo silenzioso che frammenta la coesione sociale del Paese, precludendo a milioni di cittadini l’accesso a impieghi, istruzione e prestazioni sanitarie.
Dalle analisi contenute nel Green Paper del Transport Poverty Lab, emerge chiaramente come l'esercizio del diritto a muoversi sia diventato un beneficio strettamente legato al luogo di residenza. Spostarsi non è più un gesto scontato, ma dipende dalla combinazione tra disponibilità finanziarie personali e la presenza di infrastrutture adeguate sul territorio.
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La frattura territoriale: un Paese a due velocità
I dati evidenziano una nazione profondamente dicotomica, dove l'efficacia dei collegamenti segue logiche geografiche distanti tra loro. Se nel capoluogo lombardo l’offerta di mezzi pubblici tocca vertici elevati, con oltre 16.000 posti-km per ogni abitante, in ampie zone di Sicilia e Sardegna, invece, tale parametro crolla drasticamente sotto la soglia minima di 200 , a fronte di un valore medio nazionale che si attesta poco sopra i 4.000. Questa disparità condanna all'isolamento circa 7,3 milioni di residenti, i quali vivono in contesti dove il servizio pubblico è carente o del tutto assente. In territori come la Calabria, ad esempio, il connubio tra fragilità economica e povertà infrastrutturale colpisce più di una famiglia su dieci, mentre nel Trentino-Alto Adige il problema è circoscritto a meno del 2% della popolazione.
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Le quattro sfumature dell'esclusione
Per mappare il fenomeno, gli analisti hanno tracciato quattro profili di vulnerabilità che descrivono il rapporto tra cittadini e mobilità. Nello specifico, si parla di:
- vulnerabilità assoluta per chi è privo sia di risorse economiche che di servizi nelle vicinanze;
- vulnerabilità territoriale descrive invece chi, pur disponendo di un reddito sufficiente, risiede in aree sprovviste di trasporti, restando vincolato all'uso del mezzo proprio;
- vulnerabilità individuale colpisce soggetti che, nonostante abitino in zone ben collegate, non possono fruire dei mezzi per impedimenti di natura fisica o sociale mentre disponibilità e accessibilità identifica quella parte della cittadinanza che gode di un sistema capillare e di piene facoltà di movimento.
- A queste si aggiunge la cosiddetta vulnerabilità ridotta, un concetto normativo europeo che indica le ripercussioni economiche subite da cittadini e piccole imprese a causa delle politiche per la transizione ecologica.
Investimenti e innovazione: la rotta verso il 2032
Il risanamento del sistema nazionale passerà attraverso il Fondo Sociale per il Clima, uno stanziamento dell’Unione Europea che garantirà all’Italia circa 9 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032. L'obiettivo primario è tutelare i nuclei familiari più deboli dai costi della decarbonizzazione, impedendo che le strategie green diventino un ulteriore aggravio economico. Queste risorse finanzieranno sia il potenziamento dei mezzi pubblici, sia l'erogazione di sussidi e voucher che potrebbero sostenere ogni anno circa un milione di persone fragili.
In parallelo, la tecnologia e l'intelligenza artificiale si configurano come strumenti indispensabili per rendere i trasporti più flessibili, attraverso modelli come lo sharing e la Mobility as a Service (MaaS), essenziali per coprire i tragitti periferici dell'ultimo miglio. Altre raccomandazioni suggeriscono interventi mirati, che spaziano dai bonus per veicoli non inquinanti alla creazione di nodi di scambio suburbani, dove bus, bici e carpooling possano integrarsi in un unico flusso coordinato.
PUBBLICAZIONE
01/04/2026