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Turismo in autobus: come sta cambiando la strategia europea

Turismo in autobus: come sta cambiando la strategia europea

La Commissione Europea sta preparando la prima Strategia UE per il turismo sostenibile. Nel confronto entrano sempre più connettività, mobilità locale, first e last mile e accessibilità delle destinazioni.

Per il turismo in autobus, la questione va quindi oltre la transizione delle flotte: riguarda il ruolo che l’autobus può assumere nella rete europea della mobilità e nella capacità di rendere raggiungibili anche territori meno serviti.

Nel turismo europeo, la sostenibilità riguarda sempre di più anche il modo in cui si raggiungono le destinazioni. È un passaggio importante, perché sposta la mobilità da elemento accessorio del viaggio a componente della politica turistica.

Una località può investire in sostenibilità, qualità dell’offerta e gestione dei flussi, ma se per raggiungerla l’automobile resta di fatto l’unica alternativa semplice, una parte del problema rimane irrisolta.

È su questo terreno che turismo e trasporti stanno progressivamente avvicinandosi nell’agenda europea.

E per l’autobus si apre uno spazio preciso: non soltanto come mezzo da decarbonizzare, ma come elemento capace di estendere l’accessibilità in modo sostenibile alle destinazioni turistiche.

La Commissione sta preparando la prima Strategia UE per il turismo sostenibile. Nel 2026 ha avviato specifici dialoghi strategici con rappresentanti del turismo, dei trasporti e delle destinazioni per contribuire alla preparazione del documento, che ancora a luglio veniva definito forthcoming.

Non siamo quindi davanti a una strategia definitiva della quale siano già note tutte le misure. Ma la direzione del confronto è sufficientemente chiara per capire che accessibilità, mobilità locale e integrazione tra turismo e trasporti saranno questioni centrali.


 

Dove il treno non arriva, l’autobus completa il viaggio turistico

Un’indicazione particolarmente significativa arriva dal programma dei Connecting Europe Days 2026.

Il 29 settembre una sessione sarà dedicata proprio a Connecting transport and tourism through the EU Sustainable Tourism Strategy.

La Commissione parla di trasporto locale più efficiente, smart mobility e connessioni fluide di primo e ultimo miglio. E collega esplicitamente la qualità della connettività alla possibilità di influenzare le scelte di viaggio e distribuire i flussi turistici verso destinazioni e attrazioni meno conosciute.

È una prospettiva che interessa direttamente il turismo in autobus. La geografia del turismo europeo è infatti molto più capillare di quella delle grandi infrastrutture, ed è proprio qui che l’autobus può ampliare l’accessibilità delle destinazioni.

Una linea ferroviaria ad alta velocità, un aeroporto o un nodo della rete TEN-T possono avvicinare il viaggiatore alla meta, ma non necessariamente portarlo fino alla destinazione finale.

Borghi, località costiere, aree rurali e montane, città medie e siti turistici diffusi sul territorio richiedono spesso un secondo livello di connessioni. Ed è proprio in questo spazio che l’autobus, sia urbano sia extraurbano, può completare la catena del viaggio.

Per l’autobus, il first e last mile non è quindi soltanto un problema operativo: è uno degli spazi in cui il turismo può diventare realmente multimodale.

Lo stesso programma dei Connecting Europe Days dedica una sessione ai “Multimodal hubs in urban nodes”, mettendo al centro il coordinamento tra trasporto di lunga distanza e trasporto locale e il ruolo dei nodi urbani nel rendere più fluidi i viaggi di primo e ultimo miglio lungo la rete TEN-T.

Il punto non è mettere autobus e ferrovia in contrapposizione, ma capire quanto efficacemente possano essere integrati. Un collegamento ferroviario veloce perde parte del proprio valore se, una volta scesi dal treno, raggiungere la destinazione richiede necessariamente un’auto. Allo stesso modo, una rete di autobus efficace può estendere molto più lontano il raggio di accessibilità di una stazione o di un aeroporto.
 

L’autobus può allargare la mappa del turismo europeo

Il rapporto “Transport and tourism in the European Union – Current trends and issues”, completato nel luglio 2026 per la Commissione Europea, offre un dato utile per mettere in prospettiva il peso dell’autobus nella mobilità europea. Il documento affronta nello stesso quadro competitività dei trasporti, mobilità sostenibile, connettività, dimensione sociale e turismo.

Nel trasporto terrestre passeggeri dell’UE nel 2023, autobus e coach rappresentavano l’8% dei passeggeri-km, contro l’8,2% della ferrovia. L’automobile rimaneva nettamente dominante, con l’80,2%.

Non significa che autobus e treno siano intercambiabili. Capacità, velocità, infrastrutture e funzione dei servizi sono differenti. Il dato indica però che l’autobus non occupa uno spazio marginale nella mobilità terrestre europea.

Per il turismo c’è poi una caratteristica che assume particolare valore: la capillarità dell’autobus.

L’autobus può raggiungere territori nei quali non esiste una linea ferroviaria e può servire relazioni per le quali un’infrastruttura pesante non sarebbe sostenibile o economicamente giustificabile. Se l’obiettivo europeo è distribuire meglio i visitatori e favorire destinazioni meno conosciute, questa capacità dell’autobus diventa strategica.

In altre parole, la domanda non riguarda soltanto quanto sia sostenibile l’autobus. Riguarda anche quante destinazioni turistiche può rendere realmente accessibili.
 

Decarbonizzare l’autobus non basta per un turismo sostenibile

La transizione delle flotte resta naturalmente centrale. Il rapporto europeo dedica una figura specifica alla diffusione di autobus e coach a zero e basse emissioni, utilizzando dati dello European Alternative Fuels Observatory aggiornati a maggio 2026.

Ma un autobus più pulito, da solo, non costruisce una mobilità turistica più efficace.

Per gli operatori dell’autobus entrano in gioco anche terminal, fermate, parcheggi, aree di salita e discesa dei passeggeri, accessi urbani, infrastrutture energetiche e collegamenti con stazioni e aeroporti. A questi si aggiunge la componente digitale: informazioni, orari e possibilità di combinare differenti servizi in uno stesso viaggio.

È un punto decisivo per il turismo in autobus. La multimodalità funziona davvero soltanto quando il passeggero percepisce treno, autobus e trasporto locale come parti dello stesso viaggio, non come servizi separati da ricomporre autonomamente.

Anche su questo fronte il programma dei Connecting Europe Days offre un’indicazione concreta. Il 30 settembre la sessione dedicata al Passenger Package affronterà anche il nuovo quadro per il multimodal booking, con l’obiettivo di rendere più fluidi i viaggi che combinano modalità diverse. La Commissione indica tra le proposte in preparazione anche una nuova disciplina sulla prenotazione multimodale.

Per il turismo in autobus il tema è particolarmente rilevante: l’integrazione non riguarda soltanto le infrastrutture, ma anche la possibilità di pianificare e acquistare un viaggio nel quale autobus, ferrovia e trasporto locale siano effettivamente collegati.

Per questo la transizione dell’autobus non può essere letta soltanto in termini di motorizzazione. Servono autobus più puliti, certo, ma servono anche reti in cui l’autobus sia facile da usare e da integrare nel viaggio.
 

Le destinazioni sono pronte ad accogliere il turismo in autobus?

Se la connettività deve contribuire a distribuire il turismo verso destinazioni meno frequentate, emerge inevitabilmente un’altra domanda: quanto sono attrezzate città e territori per accogliere il turismo in autobus?

Per un operatore, la qualità di una destinazione non dipende soltanto dalla sua attrattività turistica. Dipende anche dalla possibilità di raggiungerla e servirla in condizioni efficienti.

Accessi urbani prevedibili, fermate collocate correttamente, aree dedicate alla salita e alla discesa dei passeggeri, parcheggi, terminal e infrastrutture di ricarica possono incidere direttamente sulla possibilità di organizzare un servizio in autobus.

Non esiste oggi, nei documenti europei disponibili, una politica formalmente definita per le cosiddette destinazioni bus-friendly. Sarebbe quindi scorretto attribuirla alla futura strategia UE.

Ma il problema è reale. Se si vogliono indirizzare parte dei flussi turistici verso nuovi territori, l’accessibilità in autobus diventa una condizione dello sviluppo turistico, non un dettaglio successivo.

Ed è qui che il turismo in autobus incontra un tema molto concreto per le destinazioni: non basta essere attrattive, bisogna essere raggiungibili.
 

L’autobus può portare il turismo nei territori meno serviti

Il tema dell’accessibilità emerge anche da un altro dossier europeo: quello della transport poverty, la povertà dei trasporti.

Ai Connecting Europe Days del 29 settembre una sessione sarà dedicata proprio a “The role of the Social Climate Fund in addressing transport poverty”, il ruolo del Fondo sociale per il clima nell’affrontare la povertà dei trasporti. La Commissione lega il tema a una transizione socialmente equa verso la mobilità sostenibile, con attenzione alle famiglie vulnerabili, alle microimprese e agli utenti dei trasporti.

Il rapporto del luglio 2026 dedica, inoltre, una sezione specifica ad accessibilità e povertà dei trasporti, collocandola nella dimensione sociale della mobilità.

Nel maggio 2025 la Commissione ha raccomandato agli Stati membri una serie di interventi per garantire una mobilità più accessibile e sostenibile, tra cui il miglioramento dei servizi nelle aree a basso reddito, nuove connessioni di trasporto pubblico verso i centri urbani, voucher e servizi on-demand.

A questo quadro si collega il Social Climate Fund, che può sostenere anche interventi destinati agli utenti vulnerabili dei trasporti.

Non è una politica per il turismo e i due ambiti non vanno sovrapposti. Ma condividono un problema di fondo: un territorio è realmente accessibile solo se esistono servizi che permettono di raggiungerlo.

Un territorio può essere vicino a una città ma restare scarsamente accessibile se manca un collegamento in autobus adeguato. Lo stesso servizio in autobus può invece servire residenti, pendolari e visitatori, sostenendo contemporaneamente vita quotidiana e turismo.

È soprattutto nei territori meno serviti che questa funzione dell’autobus può assumere un valore maggiore.
 

Quando l’autobus diventa parte del viaggio turistico

Per il settore autobus, quindi, la discussione sta diventando più ampia della sola decarbonizzazione.

La domanda non è più soltanto quale motorizzazione avrà l’autobus dei prossimi anni, ma quale funzione gli verrà riconosciuta all’interno della rete multimodale europea e del turismo.

Un autobus può collegare una stazione con un piccolo centro, un aeroporto con una località turistica, una linea ferroviaria con un territorio rurale o una città con un insieme di destinazioni diffuse nella propria area.

In questa prospettiva, l’autobus può essere letto come un’infrastruttura di accessibilità territoriale. Non è una definizione adottata dalla Commissione: è una chiave di lettura del ruolo che l’autobus può assumere se la politica europea passerà davvero da una logica per singole modalità a una logica di rete.

Ed è probabilmente questa la questione più interessante per il turismo in autobus. Non soltanto chiedersi se l’autobus sia sostenibile, ma quanto turismo sostenibile possa diventare possibile grazie all’autobus.
 

La vera partita sarà integrare l’autobus nella mobilità turistica

La futura Strategia UE per il turismo sostenibile è ancora in preparazione. Non è quindi possibile attribuirle oggi misure, incentivi o riconoscimenti specifici per autobus e coach che non siano stati formalmente adottati.

La direzione del confronto, però, è leggibile. La Commissione sta mettendo insieme turismo e trasporti, considera il first e last mile parte dell’esperienza del visitatore e vede nella connettività uno strumento per distribuire i flussi verso destinazioni meno conosciute.

A questo si aggiungono il tema dei nodi multimodali e quello della prenotazione integrata, che mostrano come la sfida non riguardi soltanto le singole infrastrutture ma la continuità dell’intero viaggio.

Per l’autobus, la sfida sarà trasformare questa impostazione in multimodalità concreta: autobus coordinati con le reti ferroviarie, autobus collegati agli aeroporti, terminal funzionali, informazioni accessibili e sistemi di prenotazione capaci di combinare servizi differenti.

Se questa evoluzione prenderà forma, il turismo in autobus non sarà legato soltanto alla disponibilità di veicoli più puliti.

Riguarderà qualcosa di più strutturale: la capacità dell’autobus di estendere la rete della mobilità europea e rendere raggiungibili destinazioni che le grandi infrastrutture, da sole, non possono servire.

È su questo terreno che potrebbe giocarsi una parte importante del futuro del turismo in autobus in Europa: non soltanto autobus più puliti, ma autobus più integrati, più accessibili e più centrali nella rete della mobilità turistica.
 

Il turismo in autobus in tre parole: accessibile, integrato, sostenibile.

Accessibile, perché l’autobus può avvicinare al turismo destinazioni e territori che restano fuori dalle grandi reti, rispondendo anche al problema del first e last mile.

Integrato, perché il suo ruolo cambia quando diventa parte di una catena del viaggio più ampia, collegandosi con ferrovia, aeroporti, trasporto locale, informazioni e prenotazione multimodale.

Sostenibile, perché la transizione non riguarda soltanto le emissioni degli autobus: significa costruire una mobilità collettiva che riduca la dipendenza dall’auto, migliori l’accessibilità e contribuisca a distribuire i flussi turistici su un numero più ampio di destinazioni.



PUBBLICAZIONE

16/09/2026

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