Parlare di mobilità sostenibile significa parlare certamente di nuovi mezzi di trasporto, tecnologie e infrastrutture. Ma significa anche guardare a come ci si sposta ogni giorno e a che cosa può davvero rendere più facile cambiare le abitudini delle persone.
La qualità del servizio di trasporto, i costi, la frequenza, la sicurezza e la semplicità di utilizzo incidono in modo concreto sulle scelte delle persone. È su questi aspetti che si misura la capacità di rendere il trasporto pubblico e le altre forme di mobilità una soluzione realmente praticabile.
In Emilia-Romagna il tema riguarda il trasporto pubblico locale, i collegamenti tra servizi diversi, la pianificazione urbana e le politiche per la qualità dell’aria. Interventi su mezzi e infrastrutture, quindi, devono andare di pari passo con servizi pensati per chi si sposta ogni giorno per lavoro, studio o altre necessità.
Negli ultimi mesi la Regione è intervenuta su diversi aspetti: dalla sperimentazione MaaS4RER al percorso verso un’azienda unica del trasporto pubblico locale, fino al nuovo Piano regionale integrato dei trasporti.
Allo stesso tempo, le indagini sulla qualità percepita del servizio ferroviario e le campagne dedicate alla sicurezza stradale hanno riportato l’attenzione sull’esperienza concreta delle persone e sui loro comportamenti.
Ne abbiamo parlato con Irene Priolo, Assessora regionale per Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità, Trasporti e Infrastrutture.
Abbiamo visto il ruolo del MaaS,dell’intermodalità e della nuova governance del trasporto pubblico, cercando di capire come questi strumenti possano incidere sulle scelte di viaggio e tradursi in servizi più vicini alle esigenze di cittadini, imprese e territori.
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I dati regionali sulla qualità dell’aria mostrano segnali positivi. Quale contributo potrà arrivare, per il raggiungimento degli obiettivi futuri, da un maggiore utilizzo del trasporto pubblico e della mobilità attiva?
Respirare aria pulita è un diritto e i risultati che stiamo raggiungendo dimostrano che le politiche messe in campo stanno andando nella direzione giusta.
Il Piano Aria Integrato Regionale (PAIR 2030) individua proprio nella mobilità uno degli ambiti strategici su cui intervenire per consolidare questi progressi. Per questo stiamo investendo sul potenziamento del trasporto pubblico, sull'elettrificazione dei veicoli e sulla promozione della mobilità attiva.
È l'integrazione di queste politiche che può fare la differenza. Un esempio concreto sono i bandi regionali per l'acquisto di biciclette e cargo bike a pedalata assistita, per i quali abbiamo destinato 9 milioni di euro nel triennio 2023-2025. Sono interventi che non solo contribuiscono a migliorare la qualità dell'aria, ma rendono anche le nostre città più vivibili, sicure e sostenibili.
Con MaaS4RER la Regione ha sperimentato una piattaforma unica per integrare diversi servizi di trasporto, dal trasporto pubblico locale alla mobilità condivisa, affiancandovi bonus, cashback e informazioni sulle emissioni risparmiate. Quali altri strumenti digitali si possono mettere in campo?
La tecnologia può essere un supporto importante, ma non deve essere considerata una soluzione in sé: per spingere le persone a scegliere modalità alternative all’auto privata servono soprattutto servizi efficienti, affidabili e semplici da utilizzare.
Gli strumenti digitali possono però rendere questi servizi più accessibili, integrati e vicini alle esigenze quotidiane. La sperimentazione di MaaS4RER ci ha consentito di raccogliere dati ed esperienze utili su come accompagnare le persone verso un uso più integrato dei diversi sistemi di mobilità.
Gli incentivi economici, come bonus e cashback, possono favorire l’avvicinamento iniziale, ma nel lungo periodo è la qualità complessiva del servizio a fare la differenza. Accanto a questi strumenti rivolti agli utenti sono di fondamentale importanza anche le tecnologie a supporto delle decisioni pubbliche, come VERA, la gemella digitale dell’Emilia-Romagna.
Grazie all’integrazione di dati su mobilità, ambiente, clima e territorio, VERA consente di simulare diversi scenari e valutare in anticipo gli effetti delle politiche pubbliche: ad esempio l’impatto di nuove infrastrutture, interventi sulla mobilità o misure per ridurre le emissioni, tutti dati preziosissimi per la costruzione delle pianificazioni regionali come il PAIR o il PRIT.
L’obiettivo è utilizzare il digitale in modo concreto: non come un esercizio tecnologico, ma come uno strumento per programmare meglio, rendere più efficaci le scelte e costruire una mobilità sempre più sostenibile e rispondente ai bisogni delle persone.
Nel bilancio integrato 2025, Tper ha registrato oltre 144 milioni di viaggi e più di 188.000 abbonamenti annuali. A quali politiche e strumenti attribuite questo risultato?
I numeri di Tper dimostrano che, quando il trasporto pubblico è sostenuto da politiche mirate e da un'offerta di qualità, i cittadini rispondono positivamente.
Questo risultato è il frutto anche di un lavoro condiviso con Regione, Comuni, aziende di trasporto e realtà del territorio. Da un lato abbiamo investito in misure che rendono il trasporto pubblico più accessibile, con agevolazioni tariffarie dedicate alle fasce più fragili, ai giovani e agli utenti abituali; dall'altro abbiamo promosso una collaborazione sempre più stretta con il mondo delle imprese, attraverso gli oltre cinquanta accordi di mobility management sottoscritti da Tper per gli abbonamenti agevolati, oltre a un investimento di circa 35 milioni di euro per iniziative come Salta su e MiMuovoInCittà.
Il record di abbonamenti annuali ci dice che queste politiche stanno producendo risultati concreti: sempre più persone scelgono il trasporto pubblico non solo perché è conveniente, ma perché lo considerano una soluzione affidabile e sostenibile per i propri spostamenti quotidiani.
Il percorso verso un’azienda unica del trasporto pubblico locale punta a superare le frammentazioni territoriali e organizzative. Quali vantaggi potrebbero percepire concretamente le persone, anche in termini di tariffe, informazioni, frequenze e integrazione tra i diversi mezzi di trasporto?
Viviamo una fase di profonda trasformazione della società e del modo di vivere le città, con tutte le conseguenze che questo comporta, a partire proprio dal trasporto pubblico.
È un sistema che deve evolvere, anche attraverso una maggiore capacità industriale: in questo senso, un’azienda unica regionale potrebbe mettere a valore competenze, risorse e investimenti. Più solidità significa infatti più capacità di garantire un servizio affidabile e di qualità.
Non si tratta quindi di un semplice esercizio organizzativo, ma di una scelta strategica che i territori sono chiamati a compiere, resa ancora più urgente in una fase in cui le risorse del Fondo Nazionale Trasporti si riducono e non vengono adeguate all’inflazione.
Come Regione Emilia-Romagna stiamo facendo la nostra parte, stanziando risorse aggiuntive di bilancio - 130 milioni per il 2026 e 140 milioni per il 2027 - ma è evidente che serve uno sforzo condiviso da parte di tutti.
Con la campagna “Guardiamoci negli occhi”, la Regione si è rivolta ad automobilisti, ciclisti, motociclisti e pedoni per promuovere comportamenti più sicuri negli spostamenti. Quanto possono incidere educazione e comunicazione pubblica nel cambiare davvero le abitudini?
Insieme a Marco Pollastri, il presidente dell’Osservatorio regionale per l’educazione alla sicurezza stradale, abbiamo pensato che fosse fondamentale dedicare una campagna agli “utenti vulnerabili” della strada: pedoni, ciclisti e motociclisti.
Nel 2025, su 266 morti per incidente stradale in Emilia-Romagna, 144 appartenevano a questa categoria. Educazione e comunicazione pubblica sono leve fondamentali per cambiare davvero i comportamenti.
Per questo, solo lo scorso anno, proprio attraverso le attività promosse sul territorio dall’Osservatorio, abbiamo coinvolto oltre 100mila studentesse e studenti, e accompagniamo le persone fin dai primi momenti di vita, con strumenti informativi rivolti alle famiglie.
Costruire una cultura della sicurezza significa agire sulla consapevolezza e sulla responsabilità di ciascuno: è da qui che passa il cambiamento più profondo e duraturo.
Il nuovo Piano regionale integrato dei trasporti parte dai bisogni reali di cittadini e imprese. Quali cambiamenti nei comportamenti di mobilità stanno già emergendo e come verranno tradotti nelle scelte di pianificazione regionale?
I comportamenti di mobilità stanno cambiando e il nuovo Piano regionale integrato dei trasporti deve necessariamente leggerli per poi tradurli in scelte di pianificazione.
Faccio un esempio, se guardiamo il trasporto ferroviario regionale, osserviamo che negli ultimi tre anni i passeggeri sono passati dai 44 milioni del 2023 ai 49 milioni del 2025.
Ma la domanda di mobilità non riguarda solo il trasporto pubblico: cambia anche in relazione all’evoluzione demografica, alla distribuzione della popolazione e alle nuove esigenze di cittadini e imprese. L’Emilia-Romagna ha oggi 4,48 milioni di abitanti, con un’età media di 47 anni e un progressivo invecchiamento della popolazione: nel 2042 l’indice di vecchiaia è previsto in ulteriore crescita.
Questo significa progettare un sistema di mobilità sempre più accessibile e capace di garantire autonomia anche a chi non può o non vuole utilizzare l’auto privata. Allo stesso tempo, dobbiamo tenere conto della crescita di alcuni poli attrattivi, come quelli legati alla logistica, e delle esigenze delle aree interne, dove il tema dell’accessibilità ai servizi diventa strategico.
Il nuovo PRIT, con un orizzonte al 2040, parte quindi dall’analisi dei bisogni reali di persone, territori ed economie: attraverso strumenti innovativi di monitoraggio e simulazione consentirà di programmare interventi per rafforzare il trasporto pubblico, migliorare l’integrazione tra le diverse modalità di spostamento, sostenere la mobilità attiva e rendere più efficiente e sostenibile l’intero sistema dei trasporti regionale.
La Regione punta a rafforzare l’integrazione tra ferrovie, porti e logistica. In che modo?
La qualità delle connessioni incide in maniera decisiva sulla capacità di un territorio di attrarre persone e investimenti. Per rendere questa rete accessibile, dobbiamo innanzitutto lavorare su un maggiore coordinamento e sviluppo tra le varie modalità di trasporto, in modo da realizzare una rete integrata.
Vale per il trasporto passeggeri, ma vale anche e soprattutto per quello delle merci. Penso ad un esempio concreto, di recente abbiamo rinnovato il cluster Er.i.c., a cui aderiscono soggetti pubblici e operatori del sistema logistico e intermodale dell’Emilia-Romagna.
Oggi questo sistema coinvolge porto di Ravenna, interporti, terminal e imprese e nel 2025 ha movimentato oltre 18 milioni di tonnellate di merci, pari a quasi il 95% del trasporto ferroviario delle merci regionale. L’obiettivo è rafforzare ulteriormente l’intermodalità, favorendo il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia, anche attraverso strumenti concreti di sostegno al trasporto ferroviario, e investendo su innovazione, digitalizzazione, formazione e sostenibilità.
Per chiudere, ci dica esattamente tre parole per descrivere la mobilità del futuro.
Efficiente, intermodale e sostenibile. Perché la mobilità del futuro dovrà essere soprattutto una mobilità semplice da utilizzare, accessibile a tutti e capace di coniugare qualità dei servizi, competitività e tutela dell'ambiente.
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PUBBLICAZIONE
02/09/2026