Milano negli ultimi anni ha cambiato molto il proprio modo di muoversi. Sono cresciuti il trasporto pubblico, la mobilità ciclabile e i servizi in sharing, mentre l’uso dell’auto privata ha iniziato a perdere peso in alcune aree della città. Allo stesso tempo, smart working e nuove abitudini quotidiane hanno reso gli spostamenti meno regolari rispetto al passato.
In questo scenario, il trasporto pubblico di linea resta fondamentale, ma non sempre riesce a intercettare una domanda più dispersa, soprattutto nelle periferie o nelle fasce orarie meno frequentate. Da qui l’interesse per soluzioni più flessibili, come il trasporto a domanda.
Ne parliamo con il Dott. Valentino Sevino, Responsabile Area Pianificazione Mobilità di AMAT, per capire come stanno cambiando gli spostamenti dei milanesi e quale spazio potranno avere, nei prossimi anni, servizi più integrati e flessibili.
Come sono cambiati negli ultimi anni i comportamenti di mobilità delle persone che vivono a Milano?
Negli ultimi dieci anni Milano ha vissuto una trasformazione significativa dei comportamenti di mobilità, favorita dagli investimenti nel trasporto pubblico, nelle infrastrutture per la mobilità attiva e dalle politiche di regolazione del traffico (Area C e Area B). Oggi la mobilità risulta più multimodale, sostenibile e meno dipendente dall'automobile privata.
Il trasporto pubblico si conferma un asse portante della mobilità urbana, che rappresenta la quota principale degli spostamenti effettuati dai milanesi durante l’ora di punta mattutina. La metropolitana è il vero motore del cambiamento.
L'apertura completa della Linea M4 ha modificato in modo significativo le abitudini di spostamento. Secondo il Report della mobilità 2024 di AMAT, la rete metropolitana è passata da 96,8 km nel 2016 a 111,3 km nel 2024 (+14,5 km).
La M4 trasporta già circa 160.000 passeggeri al giorno (con punte fino a 200.000 passeggeri durante il Salone del Mobile), con una domanda in continua crescita e collega il centro città con l'aeroporto di Linate in 12 minuti, migliorando fortemente l'accessibilità di quartieri prima non serviti dalla metropolitana. L'investimento infrastrutturale ha quindi inciso direttamente sulle scelte modali dei cittadini.
Meno automobile, più mobilità integrata. Il cambiamento non riguarda solo il TPL ma l'intero sistema della mobilità. Negli ultimi 10 anni, gli ingressi giornalieri in Area C sono diminuiti del 21%, accompagnati da una progressiva diminuzione del tasso di motorizzazione, gli spostamenti in sharing sono aumentati del 53%; la rete ciclabile è cresciuta del 54%, raggiungendo 332 km; le aree pedonali sono aumentate del 27%. Ne deriva una mobilità sempre più intermodale, nella quale i cittadini combinano trasporto pubblico, bicicletta, percorsi a piedi e servizi condivisi.
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Il trasporto pubblico locale, metropolitana, tram e autobus con percorsi e orari fissi, risponde ancora in modo adeguato alla domanda reale dei Milanesi?
Il trasporto pubblico milanese continua a essere la spina dorsale della mobilità urbana: ogni giorno garantisce un servizio essenziale per centinaia di migliaia di cittadini e rappresenta il principale strumento per ridurre la dipendenza dall’auto privata. Milano dispone di una rete molto capillare, con 5 linee metropolitane, circa 180 km di rete tranviaria e oltre 80 linee di superficie.
Tuttavia, dal 2020, a seguito della pandemia da Covid-19, i comportamenti di mobilità sono profondamente cambiati: la diffusione dello smart working, che ha interessato non solo gli spostamenti casa-lavoro ma anche una quota significativa degli spostamenti effettuati per motivi di lavoro tra diverse sedi e destinazioni, ha contribuito a ridurre e rendere meno concentrati i flussi nelle tradizionali fasce pendolari.
Parallelamente, sono aumentati gli spostamenti occasionali, distribuiti nell'arco della giornata e diretti verso destinazioni più diversificate. Il TPL tradizionale resta fondamentale, ma deve evolvere verso un sistema più flessibile e integrato con altri servizi.
Quali sono oggi i bisogni di mobilità più difficili da soddisfare con il trasporto pubblico?
Le principali difficoltà riguardano gli spostamenti dove la domanda è più dispersa: collegamenti periferia-periferia, quartieri meno densi, fasce serali e festive. Il modello tradizionale basato su linee e orari fissi funziona molto bene dove esistono flussi elevati e regolari, ma è meno efficiente quando la domanda è variabile.
Milano si conferma una città in continua trasformazione, dove cresce la necessità di garantire accessibilità anche oltre le direttrici principali. La sfida è quindi aumentare la capillarità del servizio senza replicare modelli poco sostenibili dal punto di vista economico e ambientale.
Un'altra sfida consiste nel rendere il trasporto pubblico inclusivo per tutte le persone. In questo senso si inseriscono importanti investimenti per l'adeguamento delle linee metropolitane più datate, con interventi finalizzati a migliorare l'accessibilità, attraverso l'installazione di ascensori e l'eliminazione delle barriere architettoniche.
In questo scenario, quale ruolo può avere il trasporto a domanda nella mobilità urbana milanese?
Il trasporto a domanda può rappresentare un elemento complementare molto importante, soprattutto per coprire quei segmenti dove una linea tradizionale è meno efficace. Può essere utile nelle aree periferiche, negli orari a bassa frequentazione e per rispondere a esigenze specifiche degli utenti.
La tecnologia oggi consente di progettare servizi dinamici, basati sulla prenotazione e sull’ottimizzazione dei percorsi, mantenendo una logica collettiva e condivisa. L’obiettivo non è sostituire autobus, tram e metro, ma completare il sistema offrendo una risposta più precisa alla domanda reale.
Trasporto pubblico, trasporto a domanda, sharing mobility, ciclabilità e mobilità pedonale possono diventare parti di un unico sistema integrato?
È questa la direzione verso cui Milano si sta muovendo: passare da una logica di singoli servizi a un vero ecosistema della mobilità. Ogni modalità deve svolgere il ruolo più efficace: il trasporto pubblico garantisce capacità e affidabilità, la sharing mobility offre flessibilità, mentre bici, monopattini e spostamenti pedonali garantiscono accessibilità e prossimità.
I dati del Report della mobilità di AMAT mostrano una città in cui negli ultimi anni sono cresciuti gli investimenti sulla mobilità attiva, con un progressivo sviluppo della rete ciclabile e degli spazi dedicati ai pedoni. Anche la mobilità in sharing è fortemente trainata dalla micromobilità – monopattini e biciclette – sempre più utilizzate per spostamenti di primo e ultimo miglio e in integrazione con il trasporto pubblico. Il futuro sarà sempre più legato alla capacità di integrare queste modalità in un’unica esperienza di viaggio.
Quanto contano dati e tecnologia e osservatori nella progettazione di servizi più flessibili?
Sono elementi fondamentali. Oggi abbiamo una quantità di dati senza precedenti: flussi di traffico, utilizzo del trasporto pubblico, dati di sharing, informazioni provenienti dai dispositivi mobili e dai sistemi urbani. La vera sfida consiste nel trasformare i dati disponibili in conoscenza utile per orientare al meglio le decisioni e progettare servizi più efficienti, accessibili e adeguati ai bisogni reali. La tecnologia, attraverso piattaforme digitali, sistemi di analisi avanzata, intelligenza artificiale e strumenti di previsione della domanda, consente oggi di leggere i fenomeni in tempo reale e progettare servizi più dinamici e personalizzati.
Gli osservatori della mobilità hanno un ruolo centrale perché raccolgono, integrano e interpretano queste informazioni, permettendo di monitorare l’evoluzione dei comportamenti e orientare le decisioni sulla base di evidenze concrete.
Il Report della mobilità di AMAT nasce proprio con questo obiettivo: ogni anno monitora come cambiano gli spostamenti delle cittadine e dei cittadini al fine di supportare politiche capaci di anticipare i bisogni futuri.
Guardando ai prossimi anni, quale dovrebbe essere la priorità per migliorare la mobilità quotidiana dei Milanesi?
La priorità deve essere migliorare la qualità complessiva dell’esperienza di viaggio, rendendo sempre più semplice scegliere alternative sostenibili all’automobile privata.
Questo significa aumentare affidabilità e frequenza del trasporto pubblico, completare le connessioni ciclabili, sviluppare servizi flessibili e migliorare l’integrazione tra le diverse modalità.
Milano ha già intrapreso un percorso importante: negli ultimi anni sono cresciuti gli interventi su trasporto pubblico, mobilità attiva, regolazione degli accessi e spazio pubblico. La prossima sfida sarà portare questi benefici in modo ancora più uniforme in tutti i quartieri della città e nell’area metropolitana.
Per chiudere ci dica esattamente tre parole per descrivere la mobilità del futuro.
Integrata. Flessibile. Sostenibile. Integrata perché nessun servizio potrà più funzionare in modo isolato. Flessibile perché dovrà adattarsi ai nuovi comportamenti delle persone. Sostenibile perché la mobilità del futuro dovrà conciliare qualità della vita, accessibilità e riduzione degli impatti ambientali.
E aggiungerei una quarta, Autonoma. Autonoma perché l’evoluzione delle tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di guida autonoma consentirà ai veicoli e alle infrastrutture di interagire in modo sempre più intelligente, migliorando sicurezza, efficienza e accessibilità dei servizi.
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PUBBLICAZIONE
05/10/2026